Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Allarme alle foci dei fiumi. I biologi dell'imbarcazione ambientalista rilevano cinque punti critici nel mare molisano: fortemente inquinate le foci del fiume Biferno e del torrente Tecchio, contaminazione microbiologica rilevata anche alle foci del Trigno, del Saccione e del torrente Sinarca.
È questo l'allarme lanciato da Goletta Verde, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all'informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo di Consorzio Ecogas e Novamont.
Le buone notizie, invece, sono le tre località balneari presenti nella Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano: Campomarino e Petacciato con due vele, mentre Termoli ottiene invece una vela. Focalizzate sui punti critici, le analisi dei biologici di Goletta Verde hanno evidenziato con campionamenti puntuali una situazione di allarmante sofferenza per le acque del Molise, causata soprattutto dalle foci dei fiumi, risultate con una concentrazione di inquinamento microbiologico ben oltre i limiti di legge. "Il principale colpevole della forte contaminazione microbiologica rilevata nella acque marine molisane - commenta Stefano Ciafani, Responsabile scientifico Legambiente - è l'insufficiente o l'inefficiente sistema di depurazione. Da notare, peraltro, che questa situazione è emersa nonostante nell'estate 2010 sia entrata in vigore la nuova normativa sulle acque di balneazione, con criteri molto più permissivi rispetto al precedente Dpr 470/1982. Le nostre analisi segnalano quindi l'urgenza di interventi puntuali per salvaguardare il nostro mare, le nostre coste e la salute dei cittadini, iniziando dalla realizzazione e dal potenziamento degli impianti di depurazione, a partire dall'entroterra".
Le gravi lacune nel servizio di depurazione sono confermate anche dai dati degli operatori del settore, a partire da quelli di Anea e Utilitatis: "Per convincersi che la situazione sia preoccupante basta prendere in considerazione i dati del Blue Book, secondo i quali il 15% della popolazione molisana non è servita da un depuratore - esordisce Mariassunta Libertucci, Presidente Legambiente Molise -. Che nel 2010 ancora 50.000 molisani non siano serviti da un sistema depurativo è un dato estremamente grave, che fotografa una situazione su cui si deve intervenire immediatamente. Non possiamo restare a guardare, è ora che le Amministrazioni locali si impegnino seriamente sul fronte della depurazione". Spiragli positivi per il mare e le coste molisane arrivano invece dalla Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano: riconfermati i riconoscimenti ottenuti da Campomarino e Petacciato (due vele) e Termoli (una vela), le tre località balneari molisane presenti nella pubblicazione che riporta le circa 300 località balneari e 70 lacustri distintesi non solo per qualità delle acque, paesaggi e spiagge incantevoli, ma soprattutto per il rispetto dell'ambiente e attenzione alla sostenibilità.
Risultato dunque incoraggiante per le tre amministrazioni che, nonostante abbiano ancora molti passi in avanti da compiere, hanno avviato un percorso positivo in termini di sostenibilità ambientale. I prelievi vengono eseguiti dalla squadra di tecnici che viaggia via terra e vengono effettuate le analisi chimiche direttamente in situ con l'ausilio di strumentazione da campo. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e le analisi sono fatte nei laboratori mobili lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri microbiologici indagati sono Enterococchi intestinali e Escherichia coli. [via legambiente]
La direttiva comunitaria 2001/77/CE ha imposto agli stati membri l'obbligo di produrre energia elettrica da fonti rinnovabili, indicando per ciascun Stato l'obiettivo di produzione da raggiungere entro il 2010.
L'Italia ha assunto come target la produzione di energia elettrica rinnovabile rispetto al consumo interno lordo (CIL) del 25%. Con il decreto legislativo n. 387 del 29 dicembre 2003 il governo italiano ha recepito la direttiva europea dando un notevole impulso all'incremento delle installazioni di impianti di produzione da fonti rinnovabili. In particolar modo si è assistito al considerevole incremento degli impianti eolici e fotovoltaici entrati in esercizio. La flessione complessiva dei consumi di elettricità (316.9 TWh), registratasi nel 2009, pari a - 6,7% rispetto al 2008 fa ben sperare sul raggiungimento nel corso di questo anno dell'obiettivo indicato in sede comunitaria.
Secondo uno scenario dell' "European Wind Energy Association" (EWEA), in Europa la quota di energia elettrica rinnovabile salirà dall'attuale 15% (2008) a più di un terzo della domanda di energia nel 2020. Nel 2007 la capacità eolica installata nell'Unione Europea è cresciuta più di qualunque altra tecnologia. Grazie alla messa in esercizio nel 2008 di circa 8.500 nuovi MW eolici, è stato possibile ridurre le emissioni di CO2 per circa 90Mt (milioni di tonnellate) immettendo in rete circa 120 TWh (miliardi di kWh) pari a circa 1/3 del consumo interno lordo italiano. A fine 2008 nel vecchio continente la nazione con il maggior numero cumulato di MW eolici installata è la Germania (23.903 MW), seguita dalla Spagna (16.740 MW) e dall'Italia (3.736 MW). Complessivamente sono circa 65 i GW (+15% rispetto al 2007) installati in Europa. Un significativo incremento nel numero di impianti realizzati nel 2008 è stato registrato, oltre che dalle precedenti tre nazioni citate, anche dalla Francia (+950 MW), Regno Unito (+836 MW) e Portogallo (+712 MW).
I vantaggi riscontrabili dall'utilizzo della fonte eolica sono molteplici. Tra di essi primeggia la possibilità di svincolarsi da fonti energetiche di cui non si ha il diretto controllo governativo. Al 31 dicembre 2008 nel nostro Paese sono stati prodotti 58 TWh elettrici da fonti rinnovabili di cui l'11.4% provengono da eolico (6 TWh) pari a circa il 2% del CIL. Grazie alla maturità tecnologica e alla sua già dimostrata competitività rispetto ad altre fonti energetiche (anche non rinnovabili) tale fonte presenta un elevato grado di sviluppo registrando da alcuni anni a questa parte una crescita in termini di MW installati (+1.010 MW nel 2008 rispetto al 2007) dell'ordine delle due cifre percentuali (+37.1% nel 2008 rispetto al 2007). Protagoniste di questa forte crescita sono le regioni del sud Italia ed in particolare Puglia, Campania, Sicilia, Sardegna e Molise.
Secondo uno studio condotto da Terna su indicazione dell'Autorità dell'Energia Elettrica e del Gas (AEEG) in Italia entro il 2014 potrà essere raggiunta la potenza eolica installata pari a 9.600 MW. La ripartizione di tale potenza installata, considerando una potenza media ad aerogeneratore di 1.5 MW, sarà cosi ripartita:
Tuttavia l'incremento del numero di impianti on shore ha messo in luce il continuo esaurimento dei siti con un numero di ore equivalenti superiori alle 1.900. In questo contesto sta ricoprendo un ruolo sempre più importante lo sviluppo della tecnologia off-shore. Attualmente in Europa il numero di impianti realizzati in mare ha superato i 1.417 MW (rispetto ai circa 8.000 MW on-shore) in sette diverse wind farms (+366 MW solo nel 2008). Tra gli stati più attivi nelle installazioni off-shore c'è l'Inghilterra e la Danimarca. Entro la fine del 2009, secondo i dati forniti dall'EWEA, si raggiungeranno i 2.000 MW installati, mentre al 2020 il target che si intende raggiungere è di 40.000 MW. Con tale potenza installata sarà possibile produrre 148 TWh di elettricità pari a circa il 4% dei consumi europei. Tale obiettivo richiederà l'investimento di circa 8.81 miliardi di euro e
permetterà di risparmiare circa 85 Mt di CO2 al 2020.
Il Molise in quanto regione interessata fortemente da questo sviluppo presenta caratteristiche formidabili per lo sviluppo di una filiera tecnologica e produttiva di tutti i componenti degli aerogeneratori (motoriduttori, freni, lavorazioni metalliche, supporti, carpenteria, telai, raccordi vari, valvole, tubi, guarnizioni, cuscinetti, pompe, bullonerie, siliconi, sensori), le opere elettriche (quadri, trasformatori, cavi), le opere civili (strade, piazzole, scavi, edifici, fondazioni) e le torri.
Si potrebbero sviluppare figure professionali specializzate nel settore (ingegneri dei materiali, meccanici, elettrici, chimici, figure esperte per la salute e sicurezza, operai per la manutenzione), manager per la vendita e il marketing, sviluppatori, avvocati e meteorologi. L'esempio di tale sviluppo giunge ancora una volta dai Paesi più avanzati in questo settore. Il supporto politico ha permesso in alcune regioni europee la nascita di importanti distretti industriali dediti completamente alla realizzazione di aerogeneratori, alla ricerca e sviluppo quindi all'innovazione tecnologia e a tutto ciò che ruota attorno al mondo delle energie rinnovabili. Il
primo caso esemplare di questo fenomeno è rappresentato dalla città di Naskov in Danimarca. In questa comunità nel 1987 vi fu una grave crisi occupazione della locale industria navale (come sta accadendo oggi nella città di Termoli (CB) con la conseguente perdita di posti di lavoro. Il governo danese, con grandi capacità di previsione, intuì l'opportunità di convertire il settore navale alla produzione di turbine. In tal modo sono stati creati 600 nuovi posti di lavoro nella produzione e 50 nei servizi di supporto alla produzione. Situazione analoga si è verificata in Germania nelle città costiere di Schelswing - Holstein dove è stato possibile creare nel settore on-shore 38.000 addetti diretti e 46.300 indiretti sviluppando un indotto composto da piccole e medie aziende, network di centri di R&D, centri di training, università ed istituzioni finanziare. Nella città bavarese di Bremehaven, invece, grazie allo sviluppo della tecnologia off-shore, sono stati creati 1.200 nuovi posti di lavoro. In ultimo in Spagna (Navarra), grazie all'industria eolica, sono stati creati 20.781
nuovi posti di lavoro diretti di cui il 32% nella produzione delle turbine, il 31% nelle attività di servizi, il 16% come forza lavoro generica e il 21% nello sviluppo delle aziende. Nel territorio spagnolo in questione, dal 1980 ad oggi, sono stati installati, grazie all'unione di quattro aziende produttrici di turbine, oltre 1.000 MW. L'aspetto occupazionale, legato a quello ambientale, dovrebbe spingere i governatori molisani a comprendere l'enorme opportunità che lo sviluppo della tecnologia eolica potrebbe portare con se nella nostra regione.
di Bruno Mignogna (economista dell'energia)
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