Come già scrissi a proposito del Greatest Hits dei Police, spesso le raccolte di grandi artisti servono semplicemente ad avvicinare nuovi appassionati agli artisti in questione. Questo è sicuramente il caso di Bob Marley - The Legend, sicuramente non il miglior disco del musicista giamaicano, ma comunque una buona occasione per avvicinarsi alla sua musica. Io stesso molti anni fa dopo aver ascoltato questo disco ho voluto approfondire la conoscenza della musica del Profeta del Reggae, scoprendo una miniera infinita di musica e testi irripetibili, frutto del genio di uno dei più grandi songwriter e interpreti del XX secolo. The Legend è un disco uscito dopo la morte di Marley (scomparso nel 1981 per un tumore all'età di 36 anni) che raccoglie i brani più famosi della sua produzione per la Island durante gli anni '70. Il gruppo di Marley, The Wailers, già era attivo in Giamaica da più di una decina d'anni (sono numerosissimi i bootleg che raccolgono le registrazioni di quegli anni, spesso estremamente rudimentali, anche e soprattutto a causa degli scarsi mezzi degli studi dell'isola...), quando fu notato da Chris Blackwell, proprietario di una piccola (allora!) casa discografica inglese, la Island appunto. Blackwell convinse i Wailers a seguirlo a Londra e da lì nacque la leggenda, grazie alle più avanzate tecniche di registrazione e ad una sapiente produzione che fece virare il reggae delle origini (molto più legato agli stilemi roots del rocksteady) a sonorità più rock, quindi più "friendly" per le orecchie degli ascoltatori europei e nordamericani, senza comunque tradire lo spirito del reggae. Fu un successo senza precedenti, che cominciò a convertire la Island in una major (pochi anni dopo contrattarono un altro gruppo giovane... gli U2!!!). The Legend comincia con Is this love e prosegue con la canzone più celebre del nostro: No woman no cry. È interessante raccontare un piccolo aneddoto a proposito di questa canzone: leggendo i crediti si scoprirà che l'autore non è Bob Marley. Verrebbe da pensare quindi ad una cover: niente di più sbagliato, si tratta semplicemente di un regalo di Marley a un suo amico invalido e poverissimo per garantirgli un futuro economicamente sicuro (un po' come se i Rolling Stones regalassero tutte le royalties di Satisfaction...). Questo aneddoto serve a dare un'idea della sua grande generosità. Proseguendo nell'ascolto si ascolteranno altri brani ultrafamosi come Could you be loved, Three little birds, Buffalo Soldier (pubblicato solo dopo la sua morte). Vale la pena spendere due parole in più per Get up Stand up, uno dei brani più politici dei Wailers. La canzone, scritta e cantata insieme a Peter Tosh è un inno alla ribellione contro le ingiustizie perpetrate contro il cosiddetto Terzo Mondo: "Alzatevi, sollevatevi per i vostri diritti. Alzatevi, sollevatevi, non abbandonate la lotta!". Il brano successivo è una lentissima love song (quasi dub), Stir it up, uno degli ultimi brani incisi insieme a Bunny Livingstone e Peter Tosh, prima che i due abbandonassero i Wailers per cercare il successo da solisti. L'ascolto presegue con la celeberrima One Love/People get ready, che unisce l'originaria One love di Marley con People get ready di Curtis Mayfield. Dopo I shot the sheriff (resa famosa anche dall'ottima cover di Eric Clapton), si passa alla bellissima Waiting in vain, forse la più bella love song di Marley. Redemption Song è emozione pura: solo chitarra acustica e voce e un testo che chiama alla redenzione del popolo che fu costretto sulle navi degli schiavi ad abbandonare l'Africa. Dopo la mistica Satisfy my soul si torna alla politica con la maestosa Exodus che richiama il "popolo di Jah" (il Dio dei Rastafariani, religione a cui aderiva Marley) a tornare all'Africa, origine dei loro padri. Il finale di The Legend è un'autentica perla: Jamming, un brano che da solo giustificherebbe la carriera di qualunque musicista... semplicemente splendido! Mi auguro che The Legend vi faccia scoprire un artista unico e le sue canzoni non comprese in questa raccolta: citando in ordine sparso War, Rat Race, Turn the lights down low, Iron Lion Zion... I suoi testi ci parlano d'amore, schiavitù, libertà, ribellione, spiritualità, politica, giustizia sociale, povertà, passato, futuro... Marley è una leggenda, un artista che meritò funerali di Stato con la presenza dei capi del Governo e dell'Opposizione del suo Paese, che lasciò un'impronta indelebile sulla musica del secolo scorso. Ma forse la frase che meglio lo definisce la disse George Harrison: "Potrei passare notti intere ascoltando i suoi dischi: è un artista in grado di toccarti il cuore".
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